
– Ciao William, ho visto che hai avuto un bel da fare negli ultimi giorni… Com’è girare così tanto? Dopo la nostra serata “Belli Dentro / Degustibus” del 4 novembre dove sei diretto?
Effettivamente negli ultimi 2 anni ho girato moltissimo, ora per la verità vorrei fermarmi un po’ e fare un album nuovo anche se poi quando arrivano richieste è difficile decidere di rinunciare e non partire. E infatti fine novembre dovrei tornare negli Stati Uniti e in Messico.
- Leggo dalla tua biografia che in questi anni, con i tuoi tour, sei stato in più di 20 stati e in 4 continenti diversi…qual è la serata che ricordi con più soddisfazione?
Ce ne sono tantissime, farei prima a dirti quelle che ricordo con minor soddisfazione
Comunque una serata surreale fu lo scorso capodanno al Top Deck di Hong Kong (un gigantesco barcone cinese tradizionale) al posto delle cubiste c’erano dei nani (ovviamente cinesi) in mutande e col corpo dipinto d’oro. Più recentemente a Rio De Janeiro ad una festa sul Pan de Açucar con 5000 persone ma a cui si accedeva solo tramite funicolare. Molte tra le serate più divertente sono quelle legate alla risposta del pubblico più che alla location: mi sono divertito tantissimo in Messico a settembre, come del resto quando ho suonato in Ucraina, Istanbul e Bulgaria e ad Ibiza per il We Love Space.
- Parlaci dei remix per Lindstrom e In Flagranti. Com’è stato lavorare con loro? Come vi siete conosciuti?
Lindstrøm l’ho conosciuto di persona solo quest’anno ad Ibiza. E’ da tempo uno dei miei produttori preferiti, a cui mi sentivo vagamente accomunato a livello di sensibilità, forse per l’approccio alla produzione più da musicista tradizionale che arriva ad un certo punto a fare cose dance (piuttosto di quello più frequente del dj che diventa successivamente produttore). L’idea del remix in realtà è stata di Bear Funk che ha i diritti del brano. In Flagranti (la loro musica me la fece conoscere Spiller nel 2005) è stata una mia idea contattarli per un remix di Disco For The Devil. Successivamente ho ricambiato il favore remixando Ex Ex Ex, poi con Sasha abbiamo suonato insieme in Beglio e con Natalie (Smash, la cantante di Ex Ex Ex) siamo diventati molto amici e quando passo per New York si va a fare bisboccia.
- Collabori stabilmente con la Eskimo Recordings, etichetta belga con la quale escono Aeroplane, Lindstrom, Prins Thomas…E’ bello sapere che un artista italiano riesce ad arrivare a questo livello…come li hai conosciuti e quanti dischi hai fatto con questa etichetta?
E’ una storia di coincidenze fortunate: alcuni anni fa la mia ragazza di allora lavorava per un’agenzia di booking e siccome lei non aveva la patente in un paio di occasioni mi sono sono ritrovato a fare da autista a Richard Dorfmeister, gli feci sentire dei miei demo (tanto era prigioniero in macchina e non poteva scappare) e lui mi consigliò di mandarli ad Eskimo… dopo qualche mese presero Fondamente Nove per la compilation Cosmic Balearic Beats e per un 12″ (che tra l’altro era uno split con In Flagranti), questo prima di Horror Disco e delle mie uscite su Bear Funk etc, da allora siamo rimasti in contatto ed ora c’è un rapporto di fiducia e un’attenzione nel seguire i prodotti che raramente ho riscontrato in altre label. Pur facendo capo ad un colosso come N.E.W.S., Eskimo é un’etichetta piccola, con pochi artisti e non troppe release, il che rende più semplice far bene le cose.
- Nella tua musica posso sentire l’influenza di Giorgio Moroder, che per me rimane il più famoso artista dell’era della Italo Disco, ma quali altri artisti ti influenzano?
Per la verità Moroder è un musicista talmente importante che non me la sento nemmeno di definirlo Italo disco. Non so nemmeno se lui si senta così Italiano essendo nato in Alto Adige
Certamente le sue produzioni sono imprescindibili per tutta la musica dance e non solo, è importante come i Kraftwerk o gli Chic se non di più. Comunque tra le mie influenze ci sono alcuni musicisti italianissimi ad esempio i fratelli Michelangelo e Carmelo La Bionda (che come Moroder sono andati a Monaco di Baviera e hanno contribuito a creare quella parte della disco music chiamata Munich Sound), Claudio Simonetti (che oltre ad essere giustamente conosciuto per il suo lavoro di colonne sonore e di rock progressivo con i Goblin ha prodotto decine di progetti disco e italo tra cui Easy Going, Crazy Gang, Capricorn, Kasso…). I due geni assoluti per me restano Mauro Malavasi (produttore bolognese di Macho, Peter Jacques Band, Change, My Mine, Cube) e soprattutto Celso Valli (Tantra, Azoto e mille altri, compresa Self Control di Raf) che non finisce ancora di stupirmi per la qualità e suono contemporaneo delle sue produzioni di ormai oltre 30 fai.
- E’ vero che hai collaborato con Lucio Dalla?
E’ vero. Dal vivo nel 2003, poi gli ho chiesto di cantare nella mia versione di Lunedì Cinema (del 2004), poi di nuovo una una produzione teatrale nel 2006… siamo rimasti amici.
- La classica curiosità che ha chi produce musica elettronica…crei solo con il tuo computer o anche utilizzando strumenti analogici?
Il computer lo uso solo come registratore, tutti i suono vengono da synth analogici e qualche campionamento da vinili che trovo ai mercatini. Cerco per quanto possibile di sfuggire a quello strano meccanismo di mercato per cui oggi esiste un unico cartello commerciale ti vende il plug-in per fare un certo tipo di musica, il software per suonarla nei locali e la piattaforma per venderla online. Quella che ci hanno spacciato come rivoluzione nella musica elettronica in realtà è un meccanismo perverso per cui la musica è quasi ridotta ad uno spot con cui pubblicizzare le tecnologie che si usano per produrla o per venderla.
Per fortuna gran parte del mondo disco e cosmic disco, forse grazie ad un amore irrazionale per le tecnologie e la musica del passato, riesce per il momento a sottrarsi a questa logica predominante. E’ un discorso un po’ lungo per farlo qui e per certi versi è simile a quello che è accaduto con il cosiddetto Web 2.0 i cui, di fronte ad un dichiarato controllo “dal basso” dei contenuti, si sono invece creati dei veri propri monopoli autoritari dei contenitori. Lo stesso è avventuto con la distribuzione della musica. Con i nuovi software siamo tutti produttori e dj in 5 minuti ma poi, se non arrivi nella homepage del più grosso distributore online, non esisti. Questo anche perché quando l’offerta è sovrabbondante il controllo e la selezione diventano fattori più importanti della qualità stessa dei prodotti.
In tutto questo la figura del dj assume sempre più importanza, dj inteso non più solo come tecnico miscelatore di brani già di per sé di valore, ma soprattutto sapiente filtro e selezionatore nel mare dei brani che escono ogni giorno (a cui tutti o quasi hanno accesso).
Oltre che (ri)scopritore di vecchi tesori dimenticati che ci ricordano quanto si stava meglio quando si stava peggio
- Qual è stato il tuo ultimo lavoro discografico e cosa stai preparando per il futuro?
Quest’anno, oltre che al mio Discocracy su Eskimo, sono usciti Atzaro, un progetto a quattro mani con Justus Kohncke per l’etichetta Blitz Club di Rusty Egan, B.F.R. (Space) e Zombie Erotic, una collaborazione con Rodion e Francisco (Eskimo). Con Rodion per Nang/Tirk anche una cover Shooting Star (grandiosa sigla di chiusura di Goldrake). Sempre con Rodion sto lavorando ad un nuovo progetto proprio in questi giorni (ti sto scrivendo dal suo studio a Roma), poi altri progetti e collaborazioni più o meno segrete (per scaramanzia!). In tutto questo sto cercando di lavorare ad un nuovo album, ma sono ancora alla ricerca di un nuovo filone musicale, non voglio riproporre cose troppo simili a quelle che ho già fatto.
- Che nuovi artisti ci consigli di ascoltare?
Il mio album preferito di quest’anno è Telemark di Marius Vareid. Restando in zone scandinave, mi piace molto il lavoro che sta facendo Martin Brodin con la sua label MB Disco e Swedish Disco Society. Un’altra etichetta da tenere sott’occhio è la Slow Motion (pescarese ma con sede a Berlino), mentre un artista italiano che vorrei segnale è Frank Agrario.
- Se hai voglia di dircelo..cosa dobbiamo aspettarci dal tuo dj set?
Rispetto a qualche anno fa non suono più esclusivamente disco e italo, oggi ho un approccio molto più eclettico e mi piace mescolare tutto, partendo da 100 e arrivando a 130 bpm, facendo salti di epoca (suono cose che vanno del 29 settembre 1969 al 21 dicembre 2012) sempre impegnandomi a portare il pubblico in un viaggio interessante e che soprattutto coinvolga ogni parte del corpo a partire dai piedi e dalla pancia per arrivare ai quella sottile peluria che avete tra le sopracciglia.